PIP - PIANO PER INSEDIAMENTI PRODUTTIVI




Anno: 2007

PIANO PER INSEDIAMENTI PRODUTTIVI

DELLA ZONA ARTIGIANALE IN AMPLIAMENTO

Delibera G.R. n. 489 del  31 marzo 2005

 

RELAZIONE ILLUSTRATIVA

 

“Pianificare è distribuire le risorse esaltando le differenze”

 

Rispetto agli altri progetti di P.I.P. approvati e realizzati e anche come sintomo di un cambiamento generazionale nella progettazione urbanistica dei piani attuativi, si sono volute introdurre delle novità di carattere urbanistico, architettonico, ambientale e normativo,

L’impianto urbanistico del Piano risente della delimitazione della variante e richiama la disposizione a maglie regolari con strade ortogonali. L’asse principale di scorrimento, nella parte a sud, taglia di netto l’intera area e raccorda, quasi fosse già predeterminato, le strade esistenti e la comunale Fondo Favale. Sarà un lungo viale con isole alberate, parcheggi, rotatorie stradali e verde di decoro privato su entrambi il lati. Nessun accesso carrabile sarà consentito lungo questa arteria. Alla regolarità infrastrutturale corrisponde una ottimale distribuzione dei lotti. Questa risulta tanto razionale per contenere i costi di urbanizzazione riducendo al minimo l’estensione delle strade, il che si ottiene – come nel nostro caso – disponendo i lotti su entrambi i lati stradali in modo da presentare il lato minore verso la strada mantenendo più basso possibile il rapporto tra larghezza e profondità del lotto.

Particolare attenzione è stata posta nella progettazione dell’area centrale per il direzionale caratterizzata da una sistemazione urbanistica particolare e di grande impatto. Potrà accogliere grandi strutture non catalogabili nella produzione pura.

La funzionalità dell’area è stata aumentata con la possibilità di accesso alla SS 16 direttamente.

L’area a sud prevede un insediamento di circa 104 aziende esclusi i lotti per il direzionale.

L’area a nord non è stata suddivisa in lotti per facilitare l’insediamento di quelle aziende di particolare dimensione operativa che abbisognano dell’intera area per il progetto specifico.

L’aspetto architettonico è stato particolarmente curato, soprattutto per gli edifici destinati a direzionale, commerciale e per servizi dell’area centrale.

Per la prima volta in un Piano per Insediamenti Produttivi regionale si tenta di avviare un processo costruttivo che verticalizza le funzionalità. Due elementi – le torri - a forte presenza per la loro non comune altezza (circa 100 metri) e per la molteplice disponibilità interna diventeranno riferimento visivo e relazionale della nuova zona artigianale. La “preziosità” dell’intervento è tale che la loro eventuale modifica dovrà essere esplicitamente deliberata dal Consiglio Comunale. Gli usi previsti in queste strutture – comprese i due edifici più bassi - sono tutti quelli riportati nell’art.36 delle N.T.A. del P.R.G.C. oltre alle attrezzature collettive, asili nido, scuole materne, attrezzature amministrative e commerciali, centri sanitari, assistenziali, sindacali, ricreativi, servizi di ristoro, attrezzature di soggiorno, servizi consortili, associativi e di formazione professionale, e in generale, attività poste al servizio degli impianti produttivi.

A differenza di altri edifici le torri ospiteranno “funzioni della città” capaci di offrire dalla terrazza all’ultimo piano una nuova prospettiva del territorio urbano e del mare.

Particolare attenzione è stata rivolta alle problematiche ambientali. Dopo aver detto sullo studio e regolamentazione delle acque del bacino di competenza della lama, si è ipotizzata una raccolta, stoccaggio e smaltimento delle acque superficiali dell’intera area a sud. Sotto diverse rotatorie stradali saranno realizzate delle vasche di laminazione con due impianti di trattamento delle acque a valle nei pressi dell’area a servizi per la mobilità, e a monte verso lama Marcinase. Questi impianti tratteranno tutta l’acqua che ruscellerà sulle strade del P.I.P. e, dopo il trattamento, le immetterà in vasche di accumulo con troppopieno in pozzi drenanti. La maggior parte dell’acqua stoccata sarà utilizzata per il verde e per la pulizia stradale.

Il progetto per ciascun intervento, pena l’irricevibilità della richiesta di Permesso di Costruire, dovrà prevedere la realizzazione di un sistema completo di raccolta, trattamento e riutilizzo almeno ad uso irriguo dell’acqua piovana del lotto.

Ai concessionari che realizzeranno un impianto come sopra indicato ma con il riutilizzo dell’acqua anche per uso sanitario della propria azienda sarà concessa una riduzione del 10% sulle spese per la gestione e la manutenzione nell’area PIP delle opere di urbanizzazione, dei servizi comuni, delle aree a verde pubbliche attrezzato e del verde di arredo posto all’interno delle rotatorie stradali (rondò), previste nella Convenzione. Il Comune si farà carico di quella aliquota del 10% ridotta alle aziende.

Ciascuna azienda dovrà produrre la propria acqua sanitaria (bagni e mense) esclusivamente con pannelli solari, mentre parte dell’energia elettrica – almeno 6 Kw – dovrà essere prodotta da pannelli fotovoltaici (anche in applicazione dell’art.1 comma 289 della Legge 24 dicembre 2007 n.244). La particolarità sta nella possibilità dei concessionari di ottenere un “premialità edilizia” con aumento di cubatura del 5% per ogni 3Kw installati in più. Questa quantità proverrà dalla volumetria comunale esprimibile dalle rotatorie stradali come meglio si dirà in seguito.

Ogni insediamento dovrà attrezzarsi con un impianto di raccolta, trattamento e riuso dell’acqua piovana.

Tutte le fonti di rumorosità dovranno essere protette e le strutture dell'edificio dovranno comunque assicurare un potere di fonoisolamento non inferiore ai 2/3 di quanto previsto per le costruzioni di civile abitazione.

L’impianto normativo è completamente cambiato rispetto a quello degli altri P.I.P. precedenti. Oltre alle peculiarità ambientali, si sono introdotte norme relative alla realizzazione degli spazi a verde privato, alle recinzioni, ai parcheggi privati, alle caratteristiche costruttive. Per la prima volta i concessionari pagheranno una quota relativa agli oneri per opere di urbanizzazione secondaria e saranno tenuti a contribuire alla gestione e mantenimento delle infrastrutture e delle aree comuni sgravando il comune che – ove decidesse – potrà prendervi parte ovvero imporre la costituzione di un consorzio tra i concessionari.

Anche lo schema di convenzione è stato rivisto e adeguato alle nuove esigenze con particolare attenzione alle condizioni sospensive e alle obbligazioni.

L’abitazione di servizio è stata ragguagliata a quella dell’edilizia pubblica per avere univocità di riferimento.

Le norme tecniche, infine, sono state estese anche ai piani precedenti per uniformare le possibilità insediative e le destinazioni d’uso.

 

Le slide successive e il breve filmato rendono appieno il lavoro prodotto.

 

Ing. Rocco Altomare

progettista

 

 

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FOTO DEL PROGETTO: